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Valutazione rumore

Fare la valutazione del rischio rumore

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Il rumore oltre ad essere un fenomeno fastidioso in ogni situazione è uno dei parametri che contribuiscono a caratterizzare negativamente la fruibilità dei luoghi di lavoro. A tale proposito la normativa vigente stabilisce, per la protezione dei lavoratori dal rischio rumore, che i datori di lavoro effettuino la valutazione rumore per tutte le categorie di lavoratori interessate sia nelle attività del settore pubblico che in quello privato, senza esclusione alcuna. Vediamo che cosa è il rumore e la valutazione rischio rumore; inoltre segnaliamo i link di aziende che se ne occupano.
 
Valutazione rumore: Che cos´è il rumore
Intendiamo per rumore un fenomeno acustico (suono) che causa una sensazione sgradita, molesta o insopportabile, che solitamente ha la caratteristica dell’irregolarità. Il suono è una perturbazione meccanica che si propaga nell’aria, nell’acqua e nei materiali solidi e che è in grado di eccitare l´udito dell’uomo (onda sonora). Vediamo quali sono le più importanti sorgenti di rumore:
- il traffico stradale è una delle principali fonte di rumore, in particolare nelle aree urbane;
- il traffico ferroviario produce livelli di rumore elevati in funzione del numero e della velocità dei treni;
- il traffico aeroportuale crea elevata rumorosità nelle aree circostanti gli aeroporti in funzione  dall´entità dei flussi di aeromobili;
- le attività artigianali ed industriali producono un rumore molto differenziato, in funzione della specifica tipologia di mezzi/macchinari/impianti fatti funzionare e/o di lavorazione svolta;
- le attività dei servizi e del commercio come i pubblici esercizi, i circoli privati e le discoteche;
- le attività temporanee come cantieri, attività ricreative, spettacoli, concerti, e altri, che necessitano di autorizzazioni da parte dei Comuni interessati.

Valutazione rumore: Effetti sull’uomo
L’uomo avverte il rumore partendo da 5÷10 dB(A) e con frequenze comprese tra 16 e 16000 Hz; un colloquio in condizioni normali è tra 60÷70 dB(A). Al di sopra degli 80 dB(A), per un’esposizione continua si possono avere danni all’udito come l’ipoacusia che è la diminuzione fino alla perdita della capacità uditiva, danno irreversibile che aumenta con il prolungarsi dell’esposizione al rumore. Il danno che produce il rumore sull´apparato uditivo può essere “acuto” nel caso in cui si crea per breve tempo per una stimolazione molto intensa (deflagrazione, scoppio, esplosione) e “cronico” quando si sviluppa nel tempo per un´esposizione prolungata ad alti livelli di rumore, come nel caso d´esposizione professionale in particolari ambienti di lavoro (siderurgia, carrozzerie, falegnamerie, centrali termiche, e altro). I rumori particolarmente elevati possono provocare la lacerazione del timpano. Gli effetti dell'esposizione al rumore non sono soltanto quelli che si riscontrano sull’apparato uditivo, ma numerosi studi hanno provato che ci possono essere danni anche ad altri organi e apparati del corpo umano (apparato cardiovascolare, endocrino, sistema nervoso centrale ed altri) mediante attivazione o inibizione di sistemi neuroregolatori centrali o periferici. Il rumore disturba le comunicazioni verbali e la percezione di segnali acustici di sicurezza, inoltre è un fattore di stress e aumenta perciò la stanchezza fisica e mentale, fa diminuire la concentrazione e l’efficienza del rendimento lavorativo, provoca turbe dell’apprendimento ed interferenze sul sonno e sul riposo; di conseguenza con la sua presenza aumentano le probabilità di accadimento di infortuni sul lavoro.

Valutazione rumore: Link di riferimento
Segnaliamo i link di enti/aziende che si occupano della valutazione rumore e sono tra quelli di maggiore rilevanza in campo nazionale. L’Università di Bologna propone uno studio sul rischio rumore che presenta alcune note informative riguardanti tale rischio e illustra i principali metodi di prevenzione e protezione dei lavoratori dal rumore. Il Gruppo PLS di Milano si occupa di sicurezza e prevenzione sul lavoro e propone una valutazione rischio rumore di facile apprendimento e applicazione. Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) mette a disposizione una sezione dedicata al rumore, e in particolare si interessa degli effetti del rumore sull'uomo ponendo la sua attenzione alle sorgenti del rumore, all’impatto sull’uomo (descrivendo i relativi danni sia fisici che mentali), alla vigente legislazione sul rumore.

Valutazione rumore: Come farla
Il D.Lgs.81/08 si occupa al Titolo VIII, Capo II della "Protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro" definendolo come un “processo tecnico che, partendo dalla conoscenza della rumorosità presente nella realtà produttiva oggetto della valutazione, è finalizzato alla riduzione ed al controllo dei rischi attraverso l'adozione di specifiche misure tecniche, organizzative e procedurali”. Lo stesso decreto obbliga il datore di lavoro alla “valutazione rischio rumore” all’interno dell’azienda, in particolare lo obbliga a verificare se nell’ambito dell'attività produttiva siano presenti adeguate misure di prevenzione e di protezione al fine di tutelare i lavoratori rispetto alle malattie o agli infortuni causati dalla presenza di rumore negli ambienti di lavoro al di là dei limiti previsti dalla norma. La valutazione del rischio rumore si fonda sia sui livelli di rischio sia su altri aspetti, non attinenti ai livelli sonori, che possono però comportare danni uditivi o rischi alla sicurezza degli operatori. L’art.190 del testo unico prevede, in maniera più specifica l’obbligo di valutazione rumore a carico del datore di lavoro in rapporto con i rischi o con i danni che può provocare il rumore. La valutazione del rischio rumore ha tra i suoi obiettivi la misurazione dei livelli di esposizione giornaliera (Lex,8h) e i livelli massimi istantanei o di “picco” (Lpeak) ai quali sono esposti i singoli lavoratori. Tale misurazione deve essere svolta da personale qualificato utilizzando uno strumento detto “fonometro”; la misurazione deve essere rifatta in caso di cambiamento del processo produttivo (nuove attrezzature, nuovi impianti) e con "cadenza minima quadriennale". Il valore del Lex,8h è espresso in dB(A), cioè in decibel con un filtro di ponderazione “A”, che rappresenta opportunamente la maniera con cui l’orecchio dell’uomo avverte il rumore; aggiungiamo che il Lex,8h è una media ponderata sulla base dei diversi livelli di rumorosità a cui è esposto il lavoratore durante la giornata lavorativa di 8 ore (norma ISO 1999:1990). Mentre il valore del Lpeak è espresso in dB(C), cioè in decibel con un filtro di ponderazione “C”, che rappresenta il modo più corretto di valutare rumori molto intensi ed a basse frequenze. Il Lpeak è il massimo livello istantaneo registrato dal fonometro durante le misurazioni di rumore, definito anch’esso dalla norma ISO 1999:1990.
Valori limite di esposizione e valori di azione
1) "Valori inferiori di azione" - 80 dB(A) di esposizione giornaliera al rumore (LEX,8h) - Pressione acustica di picco (Lpeak)135 dB(C)
2) "Valori superiori di azione" - 85 dB(A) di esposizione giornaliera al rumore (LEX,8h) - Pressione acustica di picco (Lpeak)137 dB(C)   
3) "Valori limite di esposizione" - 87 dB(A) di esposizione giornaliera al rumore (LEX,8h) - Pressione acustica di picco (Lpeak)140 dB(C)
In caso di mancata analisi del rischio rumore è previsto per il datore di lavoro "l'arresto da 3 a 6 mesi" o "l'ammenda da 2500 a 6000€".

Valutazione rumore: Misure di contenimento

Il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare tutte le misure di prevenzione e protezione dei lavoratori dal rischio rumore, con azioni che siano in grado di ottenere una riduzione rumore  o l’eliminazione di tale rischio. La legge stabilisce tre soglie di rumore (80, 85 e 87 dBA ), che permettono di individuare quattro classi di esposizione al rumore con i relativi rischi per i lavoratori assumendo il valore medio giornaliero (LEX,8h) in dB(A):   
1) sotto gli 80 - "rischio Assente"
2) compreso tra 80 e 85 - "rischio Lieve"
3) compreso tra 85 e 87 - "rischio Rilevante"
4) sopra gli 87 - "rischio Grave"
Le misure più importanti da predisporre, come stabilito da testo unico, sono:
a) l’adozione di metodi di lavoro alternativi per una minore esposizione al rumore;
b) la scelta di attrezzature di lavoro adeguate, in considerazione del’attività lavorativa svolta, che emettano il minor rumore possibile;
c) la corretta progettazione della struttura, dei luoghi e dei posti di lavoro;
d) l’informazione e la formazione ai lavoratori sulla corretta utilizzazione delle attrezzature di lavoro per ridurre l’esposizione al rumore;
e) l’adozione di misure tecniche per il contenimento sia del rumore trasmesso per via aerea (schermature, involucri o rivestimenti realizzati con materiali fonoassorbenti) sia del rumore strutturale (sistemi di smorzamento o di isolamento);
f) l’attuazione di programmi di manutenzione delle attrezzature di lavoro, del luogo di lavoro e dei sistemi sul posto di lavoro;
g) il contenimento del rumore con un’efficiente organizzazione del lavoro che comporti la limitazione del tempo e dell'intensità dell'esposizione e l'adozione di orari di lavoro adeguati, prevedendo anche sufficienti periodi di riposo.
Nel casi in cui il rischio rumore non si possa evitare con corrette misure di prevenzione e protezione, il datore di lavoro deve fornire agli operatori i dispositivi di protezione individuale per la protezione dell’udito conformi a quanto stabilito al Titolo III, Capo II del Testo unico.

Valutazione rumore: Sorveglianza sanitaria
Il Datore di lavoro è obbligato a "sottoporre a sorveglianza sanitaria i lavoratori la cui esposizione al rumore supera i valori di azione di 85 dB (A)". Tale sorveglianza viene effettuata con cadenza periodica, normalmente "una volta all’anno", o con periodicità differente che viene decisa dal medico competente, che in tal caso deve motivarla e riportala nel documento di Valutazione dei rischi (va notificata ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza).

 
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