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Rischio rumore

Rischio rumore sul lavoro e nella vita quotidiana

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Il rumore è un fenomeno acustico sempre molto fastidioso per l'uomo e la sua presenza, sia negli ambienti di lavoro che in quelli di vita comune, produce quasi sempre effetti negativi. In particolare nelle attività lavorative troviamo la presenza non gradita del rumore che può provocare danni alla sicurezza e alla salute degli operatori; per questo le aziende hanno l’obbligo della tutela dei lavoratori esposti al rischio rumore. Vediamo la definizione del rumore, come si valuta il rischio rumore, i suoi effetti sull’uomo, le relative misure di tutela e segnaliamo i link di aziende che se ne occupano.
Rischio rumore: Descrizione fenomeno
Il rumore viene definito come fenomeno acustico, con la caratteristica dell’irregolarità e con effetto sgradevole, fastidioso o insopportabile per l’uomo. La differenza fra un suono  acuto e un suono grave è la “frequenza” e cioè il numero di oscillazioni o vibrazioni nell’unità di tempo (Hertz - Hz); mentre la differenza tra un suono lieve e un suono forte è l’intensità che dipende dalla pressione che l’onda sonora provoca sul nostro orecchio e che si misura in decibel dB(A). Si ha la percezione del suono tra i 20 e i 20000 Hz, con un picco di sensibilità tra i 2000 e i 5000 Hz; al di sotto dei 20 Hz i suoni si definiscono “infrasuoni” al di sopra dei 20000 Hz si definiscono “ultrasuoni”. Ad esempio una conversazione fatta con tono pacato è compresa tra i 60 e i 70 dB(A).
Le principali tipologie di rumore si distinguono in:
♦  Costante - quando il livello sonoro subisce variazioni trascurabili nel tempo
♦  Fluttuante - nel caso in cui  il livello sonoro risulta molto variabile nel tempo
Impulsivo - quando il livello sonoro presenta elevati picchi di breve durata.
Nei luoghi di lavoro in cui sia presente una rumorosità forte gli operatori possono avere danni uditivi irreversibili alla capacità di udito che si aggrava con il prolungarsi dell’esposizione al rumore (questo fenomeno è molto frequente ed è chiamato "ipoacusia"), che non è il solo danno provocato o dal rumore perché si possono avere altri disturbi (extrauditivi) meno evidenti di tipo fisiologico (mal di testa, problemi, cardiocircolatori o digestivi) o psicologico (stress, nervosismo, tensione, disturbi della comunicazione, abbattimento/depressione, insonnia), che possono ridurre l’attenzione sull’attività lavorativa e di conseguenza aumentare possibilità di accadimento dell’infortunio. I danni sui lavoratori dovuti al rumore sono in funzione dei seguenti parametri: livello del rumore, tempo di esposizione, predisposizione individuale e tipo di rumore. Per la misurazione  dei livelli sonori viene solitamente utilizzato il “fonometro” strumento che mediante un trasduttore (microfono) converte la pressione sonora in una grandezza elettrica (tensione) e in seguito questo segnale elettrico viene sviluppato per acquisire i vari  parametri usati per la descrizione del rumore. I rumori presenti nei luoghi di lavoro si possono contraddistinguere in due categorie:
- "dannosi": nel caso in cui si raggiungono e si superano i limiti di legge;
- "disturbanti": nel caso in cui mettono l’operatore nella condizione di reattività psicologica negativa.

Rischio rumore: Sorgenti del rumore
Il rumore spesso è presente sia negli ambienti di lavoro che in quelli di vita comune e produce in entrambi i casi effetti quasi sempre negativi sull’uomo. Tra le sorgenti più rilevanti  che generano il cosiddetto rumore ambientale (cioè il rumore presente in ambienti esterni e in ambienti abitativi)  troviamo:
- il traffico stradale in particolare nelle aree urbane;
- il traffico ferroviario che genera livelli di rumore alti e che sono in funzione del numero e della velocità dei treni;
- il traffico aeroportuale produce notevole rumorosità nelle zone limitrofe agli aeroporti in relazione al numero di aeroplani che vi atterrano o decollano;
- le attività industriali e artigianali generano un rumore notevolmente diversificato, sulla base del  tipo di mezzi/apparecchiature/macchinari/impianti messi in funzione e/o della specifica lavorazione effettuata;
- le attività del commercio e dei servizi (pubblici esercizi, circoli privati e discoteche, …);
- le attività temporanee come cantieri, spettacoli, attività ricreative, concerti e altri (hanno bisogno di essere autorizzati dagli enti locali di competenza).

Rischio rumore: Link di riferimento
Segnaliamo i link di alcuni enti che s’interessano del rischio rumore e che sono tra quelli di maggior rilievo in campo nazionale. L'Inail propone sul suo portale nella sezione "Sicurezza sul lavoro" delle linee guida per la valutazione del rischio rumore negli ambienti di lavoro molto articolata e completa in ogni sua parte. L’Università di Bologna propone uno studio sul rischio rumore con alcune note informative riguardanti tale rischio con i principali metodi di prevenzione e protezione al fine di contenere questo rischio nei luoghi di lavoro. Ispra si occupa del rumore dedicando a questo fenomeno una sezione del suo portale in cui pone particolare attenzione al rischio rumore, alle sorgenti del rumore, all’impatto sull’uomo con i relativi danni sia fisici che mentali, alla vigente legislazione in materia. Università di Pavia propone la valutazione dei livelli di esposizione al rumore, tratta ampiamente del rischio rumore, dei suoi effetti fisici e psichici sull'uomo e delle azioni da mettere in campo per la mitigazione di tale rischio.

Rischio rumore: Esposizione al rumore
I soggetti esposti al rischio rumore possono avere lesioni in funzione dei seguenti fattori: il livello di pressione sonora (intensità del rumore), il tempo di esposizione, la frequenza del rumore. Vi sono altri fattori ritenuti secondari che però sembrano influire sull'uomo come: la sensibilità e la reattività individuale, la saturazione sensoriale, il timbro del rumore, la possibilità di controllo dell'emissione sonora, l'atteggiamento motivazionale dell’individuo esposto, il numero e la distribuzione spaziale delle sorgenti, l'identificabilità della natura del rumore e della localizzazione della sorgente, l'età, l'acuità uditiva. L’effetto sui soggetti esposti si può manifestare nelle seguenti tre forme:
1) "danno" - qualunque alterazioni anche parzialmente non reversibile dell'apparato uditivo
2) "disturbo" - alterazione reversibile delle condizioni psicofisiche dei soggetti esposti al rumore
3) "fastidio" - disturbo causato dal rumore sugli individui, ma anche dalla combinazione di fattori di natura psicologica e sociologica.
Gli effetti si caratterizzano in due tipologie:
1. Uditivi  o di tipo specifico
Sono provocati dall'esposizione al rumore di tipo lavorativo; e per il sistema uditivo sono di tipo acuto quando avvengono in tempi molto brevi e con una stimolazione acustica molto forte oppure di tipo cronico se avviene in tempi molto lunghi con un’esposizione al rumore prolungata nel tempo. Il danno acuto generalmente è a carico delle strutture neuro-sensoriali di un solo orecchio (quello più vicino alla sorgente), e provoca dolore, stordimento, ipoacusia anche molto forte accompagnata da fischi o ronzii all’interno dell’orecchio e in diversi casi vertigini. Il danno più noto è l’ipoacusia, che è la diminuzione della capacità uditiva che può arrivare fino alla sua perdita completa. 
2. Extrauditivi o aspecifici
Sono provocati dal rumore ambientale che influenza il benessere psicofisico, recenti studi ci dicono che questo tipo di effetti sono tali da essere considerati elementi di stress e provocare cambiamenti alla pressione del sangue, al ritmo cardiaco e condizioni di vasocostrizione. Con esposizione limitata nel tempo questi fenomeni risultano passeggeri e non procurano sensibili effetti negativi; comunque possono influire anche fattori di carattere individuale come: la sensibilità, il tipo di vita che si conduce e le condizioni ambientali.

Rischio rumore: Valutazione e misure di tutela
Il D.lgs.81/08 è la norma fondamentale per la tutela dei lavoratori sui luoghi di lavoro; prevede che il datore di lavoro effettui la “valutazione rischio rumore” per le attività soggette a tale rischio all’interno della sua azienda. Per effettuare la valutazione del rischio rumore come primo passo deve controllare che nelle sue attività produttive siano adottate corrette misure di prevenzione e protezione per salvaguardare gli operatori da malattie o infortuni provocati dal rumore negli ambienti di lavoro che superino i valori massimi previsti dal decreto. Nella valutazione del rischio rumore è necessario non solo tenere in considerazione i livelli di rischio, ma anche alcuni aspetti che sono in grado di provocare danni all’apparato uditivo e rischi per la sicurezza dei lavoratori. In molti casi la valutazione del rischio rumore comporta la misurazione dei livelli di esposizione giornaliera (Lex,8h) e i livelli massimi istantanei o di “picco” (Lpeak) ai quali sono esposti i singoli lavoratori. Questo rilevamento va fatto da parte di personale specializzato e qualificato, che si avvale di uno strumento particolare il fonometro; è importante sottolineare che la misurazione di cui sopra deve essere aggiornata quando viene introdotto in azienda un cambiamento del processo produttivo (sostituzione di macchine, attrezzature e impianti) o comunque almeno ogni 4 anni. Il valore del Lex,8h è espresso in dB(A) (decibel con un filtro di ponderazione “A”), che rappresenta convenientemente il modo con il quale l’orecchio umano percepisce il rumore. Il Lex,8h è una media ponderata sulla base dei diversi livelli di rumorosità a cui è esposto il lavoratore nel corso della giornata lavorativa di 8 ore (norma ISO 1999:1990). Mentre il valore del Lpeak è espresso in dB(C) (decibel con un filtro di ponderazione “C”), che rappresenta il modo più corretto di valutare rumori molto forti e a basse frequenze, è il massimo livello istantaneo registrato dal fonometro durante le misurazioni del rumore, anch’esso definito dalla norma ISO 1999:1990. Nel caso in cui l'esposizione quotidiana al rischio rumore sia variabile nel corso della settimana lavorativa dovuto alla specificità dell’attività svolta, si può ricorrere al livello di esposizione settimanale, che si determina prendendo a riferimento la media dei valori giornalieri, senza però superare il valore limite di esposizione di 87 dB(A). Il datore di lavoro ha l’obbligo di mettere in campo le adeguate misure per la riduzione rumore, cercando di portare al minimo i rischi associati alle attività a rischio rumore con l’identificazione dei luoghi di lavoro e degli operatori esposti; inoltre deve cercare  di contenere al minimo il personale che opera nelle attività in cui si prevede che i livelli di rumore che superino gli 85 dB(A). Il datore di lavoro ha anche l’obbligo di garantire che i lavoratori esposti a valori uguali o superiori ai valori inferiori di azione 80 dB(A) vengano informati e formati in relazione:
- alla natura dei rischi derivanti dall’esposizione a rumore;
- alle misure adottate per ridurli al minimo;
- ai dispositivi di protezione individuale e alle procedure per lavorare in sicurezza.

Rischio rumore: Sorveglianza sanitaria e sanzioni
Il D.lgs. 81/08 prevede che il "Datore di lavoro sottoponga a sorveglianza sanitaria i lavoratori la cui esposizione al rumore supera i valori di azione di 85 dB (A)". Tale sorveglianza viene effettuata con cadenza periodica, normalmente una volta all’anno, o con periodicità differente che viene decisa dal medico competente, che in tal caso và motivata e riportata nel documento di Valutazione dei rischi. Se il datore di lavoro non effettua la valutazione del rischio rumore il decreto prevede per lui "l'arresto da 3 a 6 mesi" o "l'ammenda da 2500 a 6000 €", mentre per mancata predisposizione delle misure di prevenzione e protezione dal rumore è previstol’arresto da 3 a 6 mesi” o “ammenda da 2.000 a 4.000 €.

 
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