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Difesa del territorio

Importanza della difesa del territorio

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Negli ultimi tempi nel nostro paese si dibatte molto sulla tutela del suolo perché il territorio, se correttamente mantenuto, è una risorsa non rinnovabile che con le nostre attività mettiamo in grave pericolo. Abbiamo occupato enormi porzioni di territorio con abitazioni, vie di comunicazione (ferrovie, porti, strade, autostrade) infrastrutture di vario genere, industrie, centri commerciali, in modo sproporzionato rispetto alle reali necessità di sviluppo nazionale. Questa grande antropizzazione ci sottrae territorio agricolo e naturale trasformandolo in modo praticamente non reversibile. Vediamo quali sono le motivazioni che ci devono spingere ad opporci alla urbanizzazione selvaggia con la conseguente devastazione di molte aree anche di grande valore paesaggistico.

Difesa del territorio
La rilevanza della tutela del suolo viene oggi affermata a livello planetario e anche nell’Unione Europea, ed ha come conseguenza rilevante il peggioramento della fertilità del suolo con sottrazione di terreno all’agricoltura e alla silvicoltura che producono ricchezza reale per le comunità e il paese tutto. Basta osservare qualunque città italiana per rilevare lo smisurato aumento delle zone urbanizzate che si è verificato negli ultimi decenni a discapito dei terreni agricoli e naturali. L’espansione delle attività umane ci ha portato a consumare grandi porzioni di territorio la cui trasformazione è di fatto non recuperabile, e la velocità di espansione di questi processi è aumentata analogamente allo sviluppo delle economie. Il progressivo aumento del consumo del suolo è un fenomeno che investe l’intero pianeta, ma porta con se problemi che hanno maggiore rilevanza in paesi di grande antropizzazione come l’Italia, nel quale a causa della insufficienza di suolo edificabile, l’avanzamento dell’urbanizzazione toglie terreno all’agricoltura, con l’effetto dell’occupazione di aree inadatte all’insediamento, come quelle a rischio idrogeologico. In Italia non si riesce a bloccare la tendenza a cementificare sfrenatamente il suolo libero, che comporta: il fenomeno dell’abusivismo edilizio (di particolare rilievo nel meridione), la crescita tumultuosa delle città, l’urbanizzazione di estesi tratti delle coste. Negli ultimi decenni le nuove costruzioni non hanno seguito l’andamento demografico ed economico ma sono servite solo a ossigenare le esauste casse dei Comuni e a generare la richiesta di case a basso costo ma lontane dai centri abitati. In molti casi le infrastrutture viarie (come strade e autostrade) si costruiscono soprattutto al fine di rendere fabbricabili le aree attraversate. Si rileva che negli ultimi anni anche diversi enti locali hanno iniziato ad invertire questa tendenza bloccando il consumo del suolo e riqualificando sia aree urbane degradate sia ex-industriali. La devastazione di terreno fertile ha causato la perdita di produzione agricola pro capite equivalente a circa 60 kg di grano all’anno. Nota positiva è che l’Unione Europea per la prima volta si è posta l’obiettivo di azzerare il consumo di suolo entro il 2050. A questo proposito il governo italiano si è adeguato approvando a dicembre 2013 un disegno di legge sul «Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato» per difendere l'uso agricolo dei terreni e orientare l'espansione edilizia sulle aree già urbanizzate attraverso interventi di riqualificazione e trasformazione urbana.
 
Alcuni dati Ispra sul consumo del suolo dal Rapporto 2017
L’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) si occupa della tutela del suolo e tra i dati che ha evidenziato risulta che nel 1956 era urbanizzato il 2,8% del territorio, contro la media europea del 2,3%. In particolare l'Annuario Ambientale Ispra 2017, di cui citiamo una sintesi, rileva che "il consumo di suolo In Italia non accenna a diminuire, si è passati dal 2,7% di suolo consumato negli anni ’50, al 7,64% nel 2016. Aggiunge inoltre che "nel 2017 permane la criticità del consumo di suolo nelle zone periurbane e urbane a bassa densità, in cui si rileva un continuo e significativo incremento delle superfici artificiali con un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali, unitamente alla criticità delle aree nell’intorno del sistema infrastrutturale, più frammentate e oggetto di interventi di artificializzazione a causa della maggiore accessibilità. I dati confermano l’avanzare di fenomeni quali la diffusione, la dispersione, la decentralizzazione urbana da un lato e la densificazione di aree urbane  dall’altro, accompagnati da un’intensificazione agricola. Tali processi riguardano soprattutto le aree costiere mediterranee e le aree di pianura, mentre al contempo, soprattutto in aree marginali, si assiste all’abbandono delle terre e alla frammentazione delle aree naturali. Il consumo di suolo con le sue conseguenze, rallenta ma non accenna a fermarsi. Il rallentamento non sufficiente della sua velocità, dovuto alla crisi economica degli ultimi anni, rende evidente che non vi sono ancora strumenti efficaci per il governo del consumo di suolo, e ciò rappresenta un grave vulnus in vista della auspicata ripresa economica, che non dovrà assolutamente accompagnarsi ad una ripresa della  artificializzazione del suolo che i fragili territori italiani non possono più permettersi. Non possono permetterselo neanche dal punto di vista strettamente economico, come ci indica la Commissione Europea, alla luce della perdita consistente di servizi ecosistemici e all’aumento di quei “costi nascosti”, dovuti alla crescente impermeabilizzazione del suolo che anche in questo Rapporto sono presentati al fine di assicurare la comprensione delle conseguenze dei processi di artificializzazione, delle perdite di suolo e del degrado a scala locale anche in termini di erosione dei paesaggi rurali, perdita di servizi ecosistemci e vulnerabilità al cambiamento climatico. Un consistente contenimento del consumo di suolo è la premessa per garantire una ripresa sostenibile dei nostri territori attraverso la promozione del capitale naturale e del paesaggio, l’edilizia di qualità, la riqualificazione e rigene razione urbana, oltre al riuso delle aree contaminate o dismesse. Per questo obiettivo sarà indispensabile fornire ai Comuni e alle Città Metropolitane indicazioni chiare e strumenti utili per rivedere anche le previsioni di nuove edificazioni presenti all’interno dei piani urbanistici e territoriali già approvati. In questo quadro il Rapporto si pone come punto fermo, fornendo un supporto conoscitivo autorevole per l’impostazione e la definizione di un efficace nuovo quadro normativo e per un maggiore orientamento delle politiche territoriali verso la sostenibilità ambientale e la tutela del paesaggio".
La stima del consumo di suolo a livello nazionale, in percentuale sulla superficie territoriale e in chilometri quadrati ci dice che a Novembre 2015 il Consumo di suolo (%)7,63 7,64 (kmq) 22.989 a Giugno 2016 Consumo di suolo (%)7,63 7,64 (kmq) 23.039.
Le aree più colpite risultano essere le pianure del Settentrione, dell’asse toscano tra Firenze e Pisa, del Lazio, della Campania e del Salento, le principali aree metropolitane, delle fasce costiere, in particolare di quelle adriatica, ligure, campana e siciliana. Nel 2016, in 15 regioni viene superato il 5% di consumo di suolo, con il valore percentuale più elevato in Lombardia e in Veneto (oltre il 12%) e in Campania (oltre il 10%). Seguono Emilia - Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia e Liguria, con valori compresi tra l’8 e il 10%. La Valle d’Aosta è l’unica regione rimasta sotto la soglia del 3% . La Lombardia detiene il primato anche in termini assoluti, con quasi 310 mila ettari del suo territorio coperto artificialmente (circa il 13% dei 2,3 milioni di ettari del consumo di suolo nazionale è all’interno  della regione Lombardia), contro i 9.500 ettari della Valle D’Aosta.

Perchè fermare il consumo del territorio
Per consentire al suolo di svolgere le sue funzioni naturali bisogna mettere un argine robusto ai processi di degrado che lo danneggiano in particolare ai fenomeni dell’erosione e dell’inquinamento. Tra i motivi per cui dobbiamo fermare il consumo del territorio c’è quello rilevante del “mantenimento in loco della popolazione”, soprattutto per quanto riguarda le aree montane, legato anche all'incremento delle attività produttive ed allo sviluppo di queste zone. Ci sono anche altre e importanti ragioni per contenere il fenomeno tra le quali segnaliamo:
- necessità di cambiamento della politica urbanistica favorendo il recupero degli edifici (in particolare quelli degradati) rispetto alla loro nuova costruzione;
- alterazione e frammentazione del paesaggio, che si riflette su ecosistemi, flora, fauna, assetto idrogeologico del territorio;
- crescita delle spese per l’urbanizzazione e la fornitura di servizi ai cittadini;
- riequilibrio del rapporto tra le attività umane e l’ambiente naturale circostante;
- trasformazione positiva dell’ambiente in cui la vegetazione cattura l’anidride carbonica e regola il clima nelle varie stagioni, le acque vengono drenate, le coltivazioni possono crescere liberamente senza venir inquinate, e così via.

Siti web sulla difesa del territorio

Segnaliamo alcuni link di enti o associazioni che si interessano della difesa del territorio. La Regione Campania per tenere sotto controllo i fenomeni legati all’eccessivo consumo di suolo ha creato la struttura organizzativa della “Difesa del suolo” articolata in diversi settori (Piani e Programmi, Tutela dell’Ambiente, Ciclo Integrato delle Acque, Protezione Civile, Bonifiche e Irrigazioni, Foreste, Cave, Genio Civile, Difesa del Suolo), che svolgono funzioni complementari fra loro, unitamente alle funzioni di pianificazione, programmazione, gestione e manutenzione svolte dalle Autorità di Bacino, dalle Province, dalle Comunità Montane e dai Consorzi di Bonifica. CRCS (Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo) è stato costituito da Legambiente Lombardia (Milano) e Istituto Nazionale di Urbanistica (Roma) e si occupa della raccolta di dati per la definizione di metodologie di analisi e per la quantificazione del consumo di suolo in Italia. Si pone l'obiettivo di coinvolgere i livelli amministrativi territoriali, raccogliendo i dati per allargare l’attività di monitoraggio quantitativo, e valutando con essi differenti modelli di azione locale e sovra locale contro il consumo di suolo. La Regione Emilia-Romagna  ha costituito un Servizio per la difesa del suolo, della costa e bonifica che si pone l’obiettivo di aumentare i livelli di sicurezza idraulica ed idrogeologica del territorio per il contenimento del rischio, per la tutela dell'ambiente e del paesaggio. La Regione Lazio nella struttura “Ambiente e sviluppo sostenibile” ha costituito l’area "Difesa del Suolo" con lo scopo di svolgere programmazione e coordinamento per gli interventi relativi alla difesa del suolo. In particolare si occupa degli adempimenti tecnici ed amministrativi per la messa in campo dei programmi di intervento relative alla difesa del territorio. A.Di.S. - Associazione Nazionale Difesa del Suolo con sede a L’Aquila rivolge la sua attività alla ricerca di strategie in grado di stimolare le attività da mettere in campo finalizzate alla difesa del suolo coinvolgendo tutti i soggetti pubblici e privati, per la realizzazione di progetti condivisi da chi è incaricato della corretta gestione del territorio.
 
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