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Cambiamento climatico

L’attività umana causa i cambiamenti climatici?

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Il fenomeno del cambiamento del clima che si sta verificando attualmente provoca l’aumento delle temperature, la modifica dei regimi delle precipitazioni, lo scioglimento dei ghiacciai e della neve e l’aumento del livello medio globale del mare. A tale proposito si dibatte se e quanto i cambiamenti climatici del pianeta siano causati dall’attività dell’uomo. Cerchiamo di approfondire la problematica e segnaliamo alcuni link rilevanti sulla tematica.
Cambiamento climatico
Il cambiamento climatico è una delle maggiori minacce per la vita dell’uomo sulla terra, ed è una problematica che deve essere seriamente affrontata negli anni a venire e non quasi accantonata come è stato fatto finora, poiché presenta gravi rischi per il pianeta e per le generazioni future che ci costringono ad intervenire in fretta. Ad oggi sono presenti tutti i sintomi di un cambiamento del  clima in atto come: aumento temperature, scioglimento dei ghiacciai, ampliamento degli eventi legati a siccità e alluvioni. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental Panel for Climate Change che è un gruppo di lavoro composto da scienziati di tutto il mondo per indagare sul fenomeno del cambiamento climatico e sulle sue cause voluto dalle Nazioni Unite) le attività umane sono la causa principale del cambiamento climatico. A parere degli esperti ci sono soltanto 10 anni per cambiare rotta, e nel caso non si arrivasse a raggiungere l’obiettivo stimato, per la fine di questo secolo la temperatura media mondiale aumenterà di 3,7 gradi C° e il livello dei mari si alzerà di 60 cm.. Un aumento superiore ai 2 °C rispetto alle temperature precedenti lo sviluppo industriale aumenta il rischio di cambiamenti rischiosi per i sistemi umani e naturali globali. Un esempio allarmante riguarda le Isole Marshall (ma anche altre isole del Pacifico e del mondo) che rischiano ora di cadere sotto gli effetti  del cambiamento climatico in quanto stanno lentamente diventando sommergibili se non ci saranno provvedimenti incisivi a livello internazionale per contrastare le conseguenze del riscaldamento globale. A giugno 2013 le temperature straordinariamente calde e inconsuete alte maree hanno sommerso gran parte di Majuro capitale delle Isole Marshall e ci sono volute settimane per normalizzare i livelli d’acqua delle isole; inoltre il mese di luglio 2015 è stato il più caldo da quando sono iniziate le rilevazioni a livello mondiale.. Il continuo riscaldamento climatico ci ha portato ad avere gli ultimi trenta anni più caldi da 1.400 anni a questa parte. Per l’Ipcc un elemento centrale delle modificazioni del clima è l’anidride carbonica, che ha amplificato la sua concentrazione globale del 40%  dal 1750; questo aumento è dovuto soprattutto all’uso intensivo dei combustibili fossili e alla fortissima deforestazione. I cambiamenti climatici rappresentano una forte pressione sugli ecosistemi, con conseguenze che provocano spostamenti verso nord di molte specie vegetali e animali. Inoltre si rileva un impatto negativo nei seguenti settori: agricoltura, infrastrutture, foreste, produzione energetica, turismo.

Cambiamenti climatici prodotti da attività umane
Tra i principali indiziati per i cambiamenti climatici ci sono i gas a effetto serra che sono immessi nell’atmosfera sia attraverso processi naturali sia attraverso attività umane. Quello che ha maggiore rilevanza, tra i gas a effetto serra naturalmente presenti nell'atmosfera terrestre, è il “vapore acqueo”. Mentre le attività umane emettono una rilevante  dose di altri gas a effetto serra nell'atmosfera, che accrescono le concentrazioni di questi gas, aumentando così tale effetto e surriscaldando il clima. Vengono definiti gas serra quei gas presenti in atmosfera, che sono trasparenti alla radiazione solare in entrata sulla Terra ma riescono a trattenere, in maniera consistente, la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, dall'atmosfera e dalle nuvole. I gas serra più importanti di origine antropica presenti nell'atmosfera terrestre sono il biossido di carbonio (CO2), l’ossido di azoto (N2O) e il metano (CH4).
Alcune tra le maggiori fonti di gas a effetto serra generate dall'attività umana:
- combustione di carburanti di origine fossile (petrolio, carbone, gas) per produrre energia, per i trasporti, per l'industria e per uso civile;
- conferimento in discarica dei rifiuti;
- modifiche utilizzo dei terreni (deforestazione);
- attività agricole;
- uso dei gas fluorurati di tipo industriale.

Cosa fa l’Unione europea
Alla luce del grave problema del cambiamento climatico l’Unione europea si è impegnata da diversi anni sia al suo interno che in campo internazionale, ponendo il contrasto al cambiamento climatico come una delle urgenze del suo programma di interventi. Tra questi c’è l'obiettivo del controllo dei gas serra in tutti i settori di azione, così da conseguire: un consumo più efficiente di un'energia pulita; trasporti meno inquinanti e più equilibrati; una responsabilizzazione delle aziende senza pregiudicare la loro competitività; una diversa gestione del territorio e agricoltura al servizio dell'ambiente generando un quadro più propizio ai temi della ricerca e dell'innovazione. Gli aumenti di temperatura più rilevanti a livello europeo si registrano nell'Europa meridionale e nella zona artica; mentre per la diminuzione delle precipitazioni è più marcata nell'Europa meridionale, al contrario si registrano aumenti nel nord e nel nord-ovest. L’aumento della temperatura, l’ondate di calore, le inondazioni e i cambiamenti climatici in generale provocano la diffusione di alcune malattie infettive, inoltre i pollini hanno ripercussioni negative sulla salute umana. La UE si pone l'obiettivo di ridurre le sue emissioni di gas a effetto serra dell'80-90 % entro il 2050 (rispetto a quelli del 1990). Combattere il cambiamento climatico produrrebbe benefici non solo per il pianeta, ma alla stessa economia globale. La Commissione europea ha pubblicato tramite l’ultimo Eurobarometro il parere dei cittadini europei secondo cui l’80% degli intervistati ritiene che la lotta al cambiamento climatico e il miglioramento dell’efficienza energetica sono in grado di spingere l’economia e l’occupazione. Tra gli Stati membri della UE quelli che hanno risentito di più degli effetti della crisi economica e finanziaria danno il più elevato riconoscimento ai vantaggi economici che derivano dall’azione per il clima come Spagna (52%), Malta (44%), Irlanda e Cipro (43%) e Grecia (42%). 

Misure comunitarie

Tra le politiche e misure adottate a livello comunitario troviamo il “Programma europeo per il cambiamento - Climaticoen” che prevede:
- estensione dell’utilizzo di energia rinnovabile (eolica, solare, da biomassa, idriche, biocarburanti); 
- centrali combinate per la generazione di energia e calore (cogenerazione);
- aumento dell'efficienza energetica (ad esempio negli edifici, nell'industria e negli elettrodomestici);
- abbassamento delle emissioni di anidride carbonica per le nuove autovetture;
- misure di riduzione delle emissioni nell’attività manifatturiera;
- misure per contenere le emissioni delle discariche.
Sui temi del clima e dell'energia nel 2009 è stato emanato il “Pacchetto UE” che è una legislazione vincolante per l'attuazione degli obiettivi 20-20-20 da raggiungere entro il 2020 con: riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE almeno del 20 % al di sotto dei livelli del 1990, riduzione del 20 % del consumo energetico dalle risorse rinnovabili e riduzione del 20 % del consumo di energia primaria rispetto ai livelli previsti.

Link utili sui cambiamenti climatici
L'AEA Agenzia europea per l'ambiente si occupa a 360° del cambiamento climatico descrivendo le politiche comunitarie e le attività messe in campo per contenere il fenomeno.. Tra le azioni a livello internazionale sul riscaldamento terrestre la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) ha stabilito l'obiettivo di limitare l'aumento della temperatura media globale rispetto al periodo preindustriale al di sotto dei 2 °C. Per quanto riguarda lo scenario italiano, secondo il Rapporto “Italian Greenhouse Gas Inventory” - ISPRA si evidenzia che nel 2009 le emissioni nazionali totali dei sei gas serra (GHG), espresse in CO2 equivalente, sono diminuite del 5,4% rispetto ai livelli del 1990. Il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) è un ente di ricerca no-profit finanziato da diversi Ministeri italiani nell’ambito del Programma Strategico Nazionale della ricerca. Il suo principale obiettivo è quello di realizzare in Italia un “Centro di eccellenza sullo studio integrato di temi riguardanti i cambiamenti climatici”. Inoltre è un punto di riferimento istituzionale sia nazionale che internazionale in grado di supportare a livello tecnico-scientifico istituzioni, aziende pubbliche .
 
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